Serie C: Carpi – Juventus Next Gen polemiche con l’introduzione del VAR a Chiamata in Serie C
La partita di Serie C tra Carpi e Juventus Next Gen è entrata nella storia non solo per il risultato sul campo, ma soprattutto per le polemiche legate al “VAR a chiamata”, sperimentazione introdotta quest’anno con il nome ufficiale di Football Video Support (FVS).
Un’innovazione attesa da tempo, che dovrebbe ridurre gli errori arbitrali concedendo agli allenatori la possibilità di richiedere una revisione su episodi controversi. Tuttavia, già alla prima applicazione concreta, il nuovo sistema ha fatto discutere.

Il caso: Carpi-Juventus Next Gen e il Var a chiamata
Durante il match, il difensore del Carpi, Lombardi, è stato ammonito per la seconda volta a seguito di un presunto tocco di mano. La decisione avrebbe comportato l’espulsione del giocatore, ma l’allenatore della squadra emiliana ha deciso di sfruttare in maniera furba il nuovo strumento regolamentare.
Infatti, il protocollo non consente di utilizzare il Var a chiamata per contestare un semplice cartellino giallo. L’allenatore del Carpi ha così richiesto la revisione sostenendo che il fallo fosse da espulsione diretta ai danni del proprio giocatore. Una mossa paradossale: chiedere un provvedimento più severo contro un calciatore della propria squadra, ma con il vero obiettivo di costringere l’arbitro a visionare l’azione al monitor.
Il risultato è stato clamoroso: il direttore di gara, dopo aver rivisto le immagini, ha constatato che il tocco incriminato non era di mano, bensì di petto. Conseguenza? Non solo è stata annullata la seconda ammonizione, ma il Carpi si è ritrovato con il proprio difensore ancora in campo.
Le polemiche e il dibattito sul regolamento
Questo episodio ha scatenato immediate polemiche attorno al Var a chiamata. Se da una parte molti hanno applaudito l’intuizione tattica dell’allenatore del Carpi, dall’altra ci si interroga sui limiti del protocollo.
Il nodo della questione è chiaro: se l’obiettivo del FVS è correggere gli errori arbitrali, ha senso mantenere restrizioni che impediscono la revisione in caso di cartellini gialli o seconde ammonizioni?
Critici e tifosi sottolineano come la regola finisca per generare paradossi: per aggirare il divieto, gli allenatori potrebbero essere costretti a chiedere il #VAR contro i propri calciatori, come accaduto in Carpi-Juventus Next Gen. Una situazione grottesca che rischia di snaturare il senso della sperimentazione.
VAR a chiamata: confronto con altri sport
Il concetto di “challenge” non è nuovo nel mondo dello sport. Tennis, pallavolo e perfino il football americano lo utilizzano da anni con regole chiare e applicazioni efficaci. Nel #calcio, invece, la sperimentazione parte con molti vincoli che, come dimostra questo caso, potrebbero limitarne la credibilità.
Gli esperti suggeriscono che il VAR a chiamata dovrebbe essere utilizzato in modo più ampio, senza distinzioni rigide tra tipologie di fallo o provvedimenti arbitrali.
L’importanza della coerenza
Un altro aspetto emerso dalle discussioni è quello del doppio peso. Molti tifosi e addetti ai lavori temono che episodi simili possano essere valutati diversamente a seconda delle squadre coinvolte. La speranza è che tutte le situazioni sul campo vengano gestite con la stessa logica e coerenza.
In caso contrario, il rischio è che il nuovo strumento diventi fonte di ulteriori #polemiche, invece che di trasparenza.
Conclusioni: un esperimento da rivedere
La partita tra Carpi e Juventus Next Gen rimarrà un punto di riferimento per la sperimentazione del VAR a chiamata in Serie C. Ha dimostrato sia il potenziale correttivo della tecnologia, sia i limiti del regolamento attuale.
Il dibattito è destinato a proseguire: se da un lato il calcio italiano vuole aprirsi a innovazioni che riducano gli errori arbitrali, dall’altro occorre definire regole chiare ed equilibrate, evitando situazioni paradossali.
Una cosa però è certa: le polemiche VAR a chiamata non mancheranno di accompagnare questa stagione di Serie C.










